Primarie Pd: Con Matteo Renzi, avanti insieme.

avanti-insieme-1200x705Carissime e carissimi,

vi invito a partecipare alle primarie del Partito Democratico di domenica 30 aprile per l’elezione del Segretario e dell’Assemblea Nazionale. Uno straordinario strumento per il coinvolgimento degli iscritti e degli elettori del Pd, l’unica forza politica autenticamente organizzata e democratica, attraverso cui partecipare alla vita politica del nostro Partito e del nostro Paese di cui siamo chiamati a deciderne le sorti senza avvertire la paura della scelta.

In questi anni, chi ha seguito la mia attività di Parlamentare, ha avuto modo di conoscere la mia voce lealmente critica anche nei confronti dei Governi che abbiamo sostenuto, senza tuttavia far mancare l’impegno di legislatore necessario per cambiare e migliorare quei provvedimenti che andavano corretti. Fare parte di un Partito rappresenta un impegno che comporta anche il fatto di non negare il voto di fiducia alla nostra maggioranza, quando richiesto; cosa che non ritengo contraddittoria, quando si fa parte di un’organizzazione. Questo è ciò che ho imparato in tutti questi anni di militanza, senza mai cedere alle suggestioni scissioniste di chi ha preferito anteporre alla dialettica interna del nostro Partito, un ritorno a progetti politici passati e superati, dimenticando le convinzioni che dieci anni fa ci hanno portato ad inaugurare un percorso politico nuovo con la nascita del Partito Democratico. Partito che rappresenta la nostra casa politica, dove ogni iscritto deve battersi per ciò che ritiene giusto, senza rinunciare a dire la propria, senza rinunciare a farsi protagonista del cambiamento che ha sempre voluto realizzare.

Ho accettato, in questa campagna congressuale, l’impegno a sostenere la mozione proposta da Matteo Renzi e Maurizio Martina, attuale Ministro dell’Agricoltura, candidandomi nella lista “Avanti insieme” per la Provincia di Palermo. Una scelta non scontata, condivisa da diversi colleghi nella consapevolezza che l’Italia può ripartire se riesce a credere in sé stessa, intestandosi una nuova sfida per l’innovazione e l’occupazione che ci permetta di combattere le disuguaglianze e ripartire da ciò che di buono è stato fatto in questi tre anni dai governi Renzi e Gentiloni. Mi riferisco ad alcuni provvedimenti fondamentali come il contrasto alla povertà, l’opposizione all’austerità iperliberista di Bruxelles, alle riforme epocali come quella sulle unioni civili, sul dopo di noi, la giustizia con la responsabilità civile dei magistrati, il processo telematico, il divorzio breve, la pubblica amministrazione e gli investimenti, il testamento biologico, la difesa della vita dei profughi, la legge sull’autismo, sul caporalato. Sul versante della finanza, dove sono impegnato nei lavori di commissione, importanti passi avanti sono stati fatti sul sistema di vigilanza bancaria e la riforma fiscale volta a ristabilire un rapporto più sereno tra il contribuente e lo Stato. L’eliminazione dell’Imu agricola per i terreni montani e svantaggiati. La riforma della protezione civile, gli investimenti pubblici, il patto per il sud e tanto altro.

Insomma una partecipazione attiva per ribadire che non siamo qui a negare ciò che di buono è stato fatto, ma per cambiare ciò che deve essere cambiato, rinnovando il patto di fiducia democratica con i cittadini ed il centro sinistra italiano, unico propulsore di un vero cambiamento.

La scommessa è quella di riuscire a richiamare quei 13 milioni di elettori che lo scorso 4 dicembre hanno creduto nel progetto riformista del nostro Partito. Il nostro impegno lo dobbiamo a loro.

La battaglia persa sul referendum non può fermare il nostro cammino. Certamente si è trattato di una battuta d’arresto di un processo di cambiamento che non può e non deve fermarsi. Riconoscere gli errori, serve per riparare e ripartire tutti insieme. Storicamente non abbiamo mai creduto o pensato che al nostro partito bastasse una leadership forte per risolvere le annose questioni che la nostra comunità non è riuscita a superare da tanti anni. L’idea che la leadership forte facesse forte anche il partito è stata largamente confutata dalla realtà di oggi. Siamo infatti chiamati tutti insieme a costruire un partito più saldo collegato a quei membri della società, come i giovani e i lavoratori dipendenti dai quali si è disconnesso.

Non basta più il sostegno a Renzi, ma vogliamo essere con Renzi e Martina, per poi all’indomani delle primarie essere un unico partito unito per decidere e scegliere il futuro del nostro Paese, cominciando dalla nostra Sicilia.

 Franco Ribaudo

LEGGI LA MOZIONE CONGRESSUALE DI MATTEO RENZI

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