Ribaudo (Pd): “Una riflessione sul risultato elettorale, continuiamo a sostenere la Sicilia che vuole crescere”

relazione-stato-regioni-26-06-2017Roma 9 Novembre – “Per fare una riflessione sui risultati elettorali in Sicilia, occorre innanzitutto avere chiaro il quadro generale della politica dell’ultimo quinquennio e ricordare quali erano le forze in campo nel 2012, quando la Sicilia si trovava sull’orlo del fallimento finanziario con un bilancio strutturalmente deficitario. Il centro-destra allora era diviso in due schieramenti con candidati Musumeci e Miccichè, l’Udc partito di D’Alia, Casini e Cesa era al 10% ed il movimento del Megafono di Crocetta appena nato riusciva a intercettare la spinta progressista dei territori.” Lo scrive in una nota il deputato siciliano del Pd Franco Ribaudo.

“Nei primi tre anni – continua – i tre governi “tecnici” formati da personaggi di spicco del mondo dello spettacolo, da magistrati e da scienziati non hanno dato i risultati sperati che la gente si aspettava. Solo alla fine del 2015 con il primo governo “politico” cominciano ad arrivare i primi risultati positivi dell’azione di governo in particolare  dagli assessorati all’Agricoltura e alla Sanità.

Non possiamo inoltre nascondere il ritardo e gli errori commessi nel processo che ci ha portati, ormai a tempo scaduto, a scegliere Micari come nostro candidato . Al quale va il nostro ringraziamento per il senso di responsabilità e coraggio che ha avuto nel mettere la propria esperienza personale a disposizione di una battaglia tutta in salita. Sarebbe un errore scaricare la colpa della sconfitta elettorale su Micari.  Semmai questa vicenda certifica ancora una volta, l’inaffidabilità del suo mentore: il Sindaco di Palermo Orlando ed il fallimento del suo modello, che come si è visto non è stato applicabile alle elezioni regionali che sono tutt’altra cosa rispetto all’amministrazione di una pur importante città capoluogo di regione come Palermo.

Il Pd ha perso troppo tempo dietro la improbabile candidatura di Grasso, conseguentemente la mancata celebrazione delle primarie di coalizione ha indebolito la tenuta della stessa e la prospettiva  per la costruzione di una candidatura che passasse al vaglio dei cittadini siciliani. Avere lasciato ad Orlando  il ruolo  di regista di questa partita è stato un errore clamoroso. Nonostante ciò il Pd tiene inalterata la percentuale. Questo però non ci consola. Sentiamo addosso tutta la responsabilità del partito di maggioranza che dopo 5 anni di governo non è riuscita a confermare la guida della regione. È venuto a mancare il sostegno di parte del centro moderato e del gruppo di Alfano il cui risultato è stato deludente.

I cinque stelle si rafforzano ma non sfondano.  Si sedimentano  al 26% non riuscendo neanche loro nell’intento di aumentare l’affluenza alle urne che invece è ulteriormente calata. Da qui la dimostrazione che la loro offerta politica  ha esaurito ogni altra spinta attrattiva precludendo la possibilità di poter governare la Sicilia da soli.

Il centro destra quindi vince perché mette insieme tutte le anime vecchie e nuove di quell’area politica, reclutando nelle loro liste anche molti che fino a qualche mese prima erano saliti sul treno dell’area di governo. Senza dubbio non mancheranno le contraddizioni al loro interno che si potranno probabilmente  ripercuotere anche sull’azione di governo”.

“Il ruolo – conclude – che l’elettorato ha affidato al Pd è molto chiaro. Saremo forza di opposizione  all’Ars  ma continueremo  a batterci per il riscatto della nostra terra,  per lo sviluppo,  per dare forza e sostegno a quanti  proprio in questi mesi ci stanno credendo assieme a noi. Negli ultimi due anni di governo abbiamo creato le premesse, dal consolidamento del bilancio regionale alla messa a bando di quasi tutta la spesa comunitaria prevista nel PO 2014/2020. Vogliamo e dobbiamo sostenere la Sicilia che vuole crescere”.